Gesù il guaritore

 

 

           Il vangelo di Marco ci racconta un caso di guarigione dalla lebbra. Il fatto è storico, perché contiene degli elementi, che si riferiscono alla legislazione mosaica, anche se interpretata in modo nuovo. Secondo il Levitico (prima lettura), il lebbroso si doveva presentare al sacerdote all’inizio della malattia per far riscontrare il suo stato di impurità. Ciò era importante per la validità di ogni atto cultuale, perché altrimenti sarebbe stato non gradito a Dio e di conseguenza inadatto a rendergli omaggio e ottenere le grazie impetrate. Il lebbroso veniva ufficialmente escluso dalla comunità per non contagiare e diffondere lo stato di impurità. Sarebbe rimasto escluso dalla comunità fino al momento della sua guarigione, tanta sperata e tanto improbabile. La sua vita era ridotta alla più nera miseria e priva di ogni comunicazione con le persone sane. Viveva in povertà e della misericordia dei buoni, che gli facevano trovare del cibo o degli indumenti. La lebbra era una vera maledizione.

Per gli Israeliti comportava anche un male morale. La condizione misera del lebbroso era considerata come l’evidenza di una colpa, contratta disobbedendo alla Legge di Dio. Il lebbroso era certamente un peccatore. Solo Giobbe ha tentato di scardinare questa terribile equazione, affermando la propria innocenza contro il parere contrario dei suoi amici teologi. Ma di fronte a Dio ebbe la sapienza di non riconoscersi alla sua altezza e che altre cause potevano indurre l’uomo ad essere malato. La ribellione di Giobbe ha contribuito a ridurre la malattia, e soprattutto la lebbra, a un fenomeno interno alla condizione umana, senza classificarla come una maledizione di Dio.

La sensibilità degli Ebrei verso l’integrità dell’uomo svela una preoccupazione, che dobbiamo tenere bene in mente. Cioè il popolo di Dio, il popolo cristiano, deve curare la propria relazione con Dio. Il Levitico ne afferma il principio: «Siate santi, perché Io, il Signore, vostro Dio, sono santo» (Lev 19,2). Oggi passiamo sopra a tanti comportamenti immorali, favoriti anche da una legislazione orientata a giustificare ogni volontà di piacere o di orgoglio. Ci stiamo facendo il callo a una condotta che tutto giustifica. Ma le cose, in realtà, non stanno così e la via della moralità, confrontata con le esigenze della legge di Dio, la dobbiamo ritenere la via buona della vera integrità dell’uomo.

Di fronte alla difficoltà di essere fedeli a Dio ci soccorre il racconto del vangelo. Il Lebbroso fu guarito subito, quando Gesù stese la mano verso di lui e toccò il suo corpo imputridito dalla malattia. Gesù lo fece in seguito alla domanda di guarigione. Questo racconto ci offre le coordinate della nostra guarigione morale. Esse sono il desiderio di guarire, che suppone la coscienza di essere malati, e la fiducia in Gesù. Ancora oggi queste due condizioni sono valide. Non si può uscire dal male, senza averne coscienza. E Gesù, è ancora lui l’unica speranza. Il suo intervento non è miracolistico, ma esperienziale. Come viene detto altrove nella Scrittura: egli è colui che prende su di sé le nostre malattie così da sollevarci dalle loro conseguenze e portaci alla salute morale, e anche a quella fisica, talvolta (cf. Is 53,4). Toccare un lebbroso era pericolo per il contagio ed era proibito dalla Legge per le sue conseguenze morali. Gesù non ha avuto paura di contagiarsi con le nostre malattie né di divenire impuro, infrangendo il suo stato di purità e di comunione con Dio. La sua passione è la prova di come il male dell’universo abbia scaricato su di lui la sua veemenza e lo abbia distrutto sulla croce. Proprio mediante la sua morte e la distruzione del suo corpo il potere del male e della morte è stato sconfitto. Per le sue piaghe noi siamo stati guariti e siamo riportati allo stato di integrità morale così da ritessere la nostra unione con Dio.

Dopo la guarigione per grazia ci rimane un compito: come il lebbroso guarito si presentò ai sacerdoti per testimoniare la propria guarigione, anche noi, oggi, dobbiamo presentarci alle persone della nostra cultura contemporanea per affermare e testimoniare che solo in Gesù l’uomo può essere guarito dal suo male.

 

  1. Tiziano Pegoraro rci

 

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L’AMORE DÀ SEMPRE VITA

 

Messaggio dei Vescovi italiani

 

“L’amore dà sempre vita”: quest’affermazione di papa Francesco, che apre il capitolo quinto dell’Amoris laetitia, ci introduce nella celebrazione della Giornata della Vita 2018, incentrata sul tema “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”. Vogliamo porre al centro della nostra riflessione credente la Parola di Dio, consegnata a noi nelle Sacre Scritture, unica via per trovare il senso della vita, frutto dell’Amore e generatrice di gioia. La gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo; dono di Dio in quanto legato alla stessa rivelazione cristiana, compito poiché ne richiede la responsabilità. Continua a leggere L’AMORE DÀ SEMPRE VITA

Gesù insegna

 

 

 

           Spesso ci soffermiamo sulla dottrina di Gesù, stilando principi e deduzioni per definire il suo pensiero e la conseguente condotta morale. E’ un’abitudine antica tanto che l’evangelista Matteo, leggendo il testo di Marco, a questo punto ha inserito un lungo e fondamentale riassunto della predicazione di Gesù, che oggi leggiamo nei suoi capitoli 5-7. Matteo, tuttavia, ha voluto far seguire i capitoli 8-9, dove raccoglie una serie di miracoli. Insegnamento e miracoli sono tenuti insieme così da formare una sola entità, che esprime la predicazione di Gesù come un fatto pratico, che porta l’ascoltatore alla guarigione fisica e alla salvezza. Continua a leggere Gesù insegna

L’incontro con Gesù

 

           C’è da credere che la chiamata al discepolato, almeno dei primi apostoli, sia più conforme al racconto dell’evangelista Giovanni. Vi fa da tramite Giovanni Battista, che al solo vedere Gesù, lo indica ai propri discepoli come il Salvatore. Usa un’espressione pregnante per un ebreo. Lo chiama «L’agnello di Dio». I suoi discepoli sono riportati all’origine della storia di Israele, al momento esatto della liberazione dall’Egitto, grazie al sangue dell’agnello pasquale. Risorge la sete di libertà e la gioia di poter seguire, finalmente, colui del quale era segno l’agnello immolato. Gesù è l’agnello, che Dio Padre offre per la liberazione dell’umanità da ogni vincolo di morte.

La voce di Giovanni Battista giunge anche a noi attraverso la Chiesa. Ella celebra il sacrificio dell’agnello di Dio e lo presenta ai fedeli prima della comunione con le stesse parole di Giovanni. E noi lo seguiamo, lasciando il nostro posto. Non vi dovremmo più ritornare! Dovremmo continuare a seguire l’Agnello di Dio, ormai in noi, verso la nostra liberazione. Continua a leggere L’incontro con Gesù

LA VITA NEL MONDO

 

           Con la solennità dell’Epifania e la festa del Battesimo di Gesù la Chiesa ha espresso tutta la sua gioia per la vita, ora presente nel mondo. Non la vita cronologica, ma la vita totale, per la quale l’uomo è inserito nella vita di Dio.

Segno della vita è la luce, che non è materiale, ma la persona di Gesù.. La luce si contrappone alla tenebre, la cui realtà simbolica è presente fin dall’origine del pensiero filosofico e religioso. Per noi cristiani la luce indica la presenza di Dio, che sbaraglia il potere del male. L’umanità concreta di Gesù rende concreta la vittoria della luce sul male. Tutto cambia nel mondo: non siamo più sotto il potere della morte. In Gesù ci è offerta la vita. Un dono gratuito, ma non senza il dolore della ri-nascita. Perché la luce trionfi in te, devi fare, come scelta personale, quei passi, che ti distaccano dalle tenebre. Tutto ti viene dato gratuitamente, ma non senza la tua collaborazione, che indica la tua opzione per la vita e l’allontanamento dalle opere delle tenebre. Continua a leggere LA VITA NEL MONDO

SACRA FAMIGLIA

 

 

          

           Il vangelo del Capodanno racchiude la visita dei pastori a Betlemme, presso il luogo della nascita di Gesù, e l’imposizione del suo nome, al momento del rito della circoncisione nel tempio di Gerusalemme, entro il quadro della volontà di Dio. E’ una presenza invisibile, ma attiva. Nel mondo degli uomini è presente Dio. Li spinge a vedere quanto egli compie per loro e li predispone a compiere quanto desidera, perché il suo progetto di salvezza si compia all’interno della storia. Continua a leggere SACRA FAMIGLIA

Giovanni Battista

 

 

           L’austera presenza di Giovanni smorza il tono festoso di un Natale di luci scintillanti, di pastorali, di scambio di doni e del permissivismo che confina con il narcisismo.

In realtà l’abbigliamento di profeta, che viene dal deserto e smuove masse di persone, si combina bene con l’atmosfera della nascita di Gesù, avvenuta nella ruvidezza di una grotta in balia del rifiuto. Maria e Giuseppe non trovarono alloggio tra i pellegrini, ma dovettero adattarsi ad un riparo tra le vallate e i dirupi di Betlemme. La gioia della nascita di Gesù si amalgama con la povertà e la sofferenza. Così è di Giovanni Battista. Egli è l’amico dello sposo (Gv 3,29). Gioisce nel sentire l’avvicinarsi e la voce dello sposo, ma ha Continua a leggere Giovanni Battista