Il Santissimo Sacramento

 

 

           Nella tradizione cattolica la solennità del Corpus Domini esprime la risposta della comunità cristiana all’amore estremo, che Gesù ha per ciascuno di noi. Egli ha davvero donato se stesso per noi, offrendosi sulla croce per liberarci dal potere del peccato. Ma non è stato sufficiente. Egli vuole che ogni persona abbia l’esperienza del suo amore nonostante le nostre infedeltà. Lui stesso ha scelto il modo di rendersi presente in ogni epoca della storia. Questo modo straordinario e impensabile è l’Eucaristia.

Nulla di simile si è mai visto nella storia delle religioni. E’ una novità anche per il mondo ebraico. Quando Gesù ne parlò, si chiesero: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?» (Gv 6,52). Anche nel mondo cristiano, quello sorto dalla Riforma protestante, il sacramento dell’Eucarestia ha suscitato problemi di credibilità. Che avvenga il miracolo della presenza reale di Gesù nel pane e vino, offerti dalla comunità e sui quali si invoca l’azione dello Spirito Santo durante la celebrazione della Messa, si può accettare per fede nella Parola di Gesù. Ma che la sua presenza permanga anche dopo finché le speci non siano consumate, è un ulteriore passo nella fede.

Tutto è incredibile nell’Eucaristia secondo l’esperienza fisica dei nostri sensi e della nostra ragione. Tuttavia tutto è possibile, se diamo credito alla Parola di Gesù. Secondo la sua parola, pronunciata nell’ultima cena, il pane e il vino assumono una realtà diversa dalla loro e diventano corpo e sangue di Gesù, pur conservando gli accidenti della loro precedente sostanza. Il pane e il vino, sui quali Gesù ha espresso la sua Parola resa concreta dallo Spirito, ormai sono la sua persona nell’atto dell’amore più grande, che è il dono della sua vita. Per avere in dono Gesù e per poterlo ricevere come dono, è necessario che egli offra la propria vita mediante la soggezione al potere della morte. Non lo riceviamo morto ma nel compimento della sua missione che è l’amore radicale per il Padre e per noi. Amore per il Padre, perché ha voluto compiere la sua volontà di liberare gli uomini dal potere del male. Amore per noi, perché è per noi che ha affrontato volontariamente e liberamente la passione e la morte. Il corpo e sangue di Gesù sono i segni concreti della sua donazione per noi e ci partecipano quell’amore, che spinse Gesù a offrirsi.

Nessuno evento può cambiare la nuova sostanza del corpo e sangue di Gesù, perché nessuno può far recedere Gesù dal suo donarsi e mutare la sua persona, che nella nostra storia ha compiuto in modo pieno e definitivo la volontà del Padre. Nessuno può far regredire il dono, che Gesù ci ha fatto della sua vita. Nessuno, quindi, può considerare un pane e un vino normale quelli sui quali è stato invocato lo Spirito Santo e ha operato in essi la presenza di Gesù nella sua concretezza di Amore donato al Padre e ai suoi discepoli.

L’Eucarestia ci pone la domanda essenziale: di che cosa ti nutri? «L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esca dalla bocca di Dio» (Dt 8,3). Il pane, così prezioso e sudato, è necessario per la vita tanto è vero che a stomaco vuoto neppure si ragiona. Il pane sostiene sia la vita fisica che la vita complessiva della nostra persona. Tuttavia non è l’alimento supremo. Mancando della Parola di Dio, la persona deperisce nelle sue facoltà vitali. Come spiegarlo, se non accogliendo il parallelismo nella sua realtà e accettando l’affermazione che per l’uomo esiste la Parola di Dio come nutrimento per la sua vita? Rifiutare questa concreta realtà equivale a perdere l’occasione di cibarsi. Infatti, gli effetti della Parola di Dio non sono lo sconvolgimento della cronologia della vita umana, ma la «vita eterna», ossia una vita che ha il suo baricentro in Dio e non nell’uomo.

Di che cosa ci nutriamo? Poniamoci la domanda in modo serio. La realtà di Dio, in tutte le sue forme quali l’educazione cristiana, la formazione cristiana, la lettura del vangelo, la pratica dei sacramenti tra i quali in particolare la celebrazione della Messa e la comunione, la visione del mondo e della vita umana, la concezione dei valori morali e la loro verifica con la Legge di Dio, la pratica dell’amore verso Dio e verso il prossimo, è superflua per la mia vita o la considero come l’alimento che mi fa crescere? Il culto della Chiesa verso l’Eucaristia mi deve far presente la sua necessità e il rischio di perdere la vita, qualora la ritenessi marginale ai miei interessi.

 

  1. Tiziano Pegoraro rci

 

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