L’ASCENSIONE

 

 

           Tra la risurrezione e l’ascensione di Gesù vi è un legame molto stretto. Sia l’uno che l’altro evento è stato compiuto da Dio nei riguardi del Figlio, che ha risuscitato (At 2,24 ecc.) e assunto in cielo (At 1,2), e viene segnalato con la presenza di due angeli (Lc 24,4; At 1,10). Tutto indica un’azione, per la quale Dio ha esaltato Gesù, vissuto come vero Figlio e Servo del Padre nel compiere il suo piano di salvezza. L’esaltazione di Gesù è concreta sulla morte mediante la risurrezione e il suo potere su ogni realtà umana è reale, essendo posto al di sopra di ogni potenza, che possa esistere ed agire sulla terra, nei cieli e negli inferi. Il fatto dell’ascensione qualifica Gesù Continua a leggere L’ASCENSIONE

Un altro Paraclito

 

 

           La vita del cristiano è sempre più unità a Cristo. San Paolo l’immagina come un innesto (Rm 11,17) che si realizza con il Battesimo. Un’azione del tutto gratuita, fatta da Dio, dove come pianta povera siamo inseriti in una pianta forte e buona. L’innesto nella nostra vita si produce con la fede in Gesù. Parliamo di un’operazione storica, che avviene nella nostra vita, perché nella storia dell’umanità Cristo si è presentato come pianta madre. Terminata la sua missione di redenzione con la passione, morte e risurrezione, Gesù è tornato al Padre. Come continua la sua opera di vivificazione? Con l’invio di un altro Paraclito, che è lo Spirito Santo. Continua a leggere Un altro Paraclito

La via, la verità e la vita

 

           Durante queste settimane la liturgia ha rivelato l’evento straordinario della risurrezione di Gesù (= le apparizioni del Risorto) e la relazione d’amore che egli ha verso la comunità dei discepoli come un pastore verso il proprio gregge. Le letture di questa domenica escono mettono in campo la reazione dei discepoli alla nuova situazione.

Gesù conferma il legame definitivo con i discepoli e prospetta loro un’esistenza, che supera il tempo, inserendoli nell’esistenza di Dio. Parla, infatti, della sua prossima ascesa al Padre come l’occasione propizia per completare la sua missione: si allontana visibilmente dai suoi discepoli per preparare loro un posto nella gloria di Dio. Afferma: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto?”. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io site anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via» (Gv 14,1-4).

L’attesa di un posto sicuro per ciascuno, perché la disponibilità è ampia nella casa del Padre, pone i discepoli nella certezza di appartenere a Gesù. E’lui la ragione dell’eternità promessa, per cui i discepoli, semplici uomini, hanno certa speranza di accedere alla casa del Padre come aventi diritto. Ma come arrivarvi, in concreto? E’ la domanda di Tommaso, il più concreto fra i discepoli. Ma è anche la nostra domanda. Come possiamo pensare di condividere la gloria di Gesù presso l’eterno Padre, noi che pur discepoli ci affanniamo ogni giorno per le realtà materiali?

Si apre per noi una prospettiva nuova, che rinnova totalmente il nostro modo di pensare: siamo destinati ad avere un posto presso Dio. Quel giardino, chiuso dalla disobbedienza di Adamo ed Eva, torna a   far parte del nostro mondo reale a causa della risurrezione di Gesù. E’ la novità della risurrezione, che non è solo la gloria individuale di Gesù, ma di tutti coloro che sono della sua stessa natura umana: tutte le persone. Con la risurrezione di Gesù l’uomo raggiunge l’obiettivo, che Satana aveva proposto ai nostri progenitori: sarete come Dio (cfr. Gen 3,5). Ma non contro Dio, come se fosse un’usurpazione. Anzi, solo secondo la volontà di Dio, che ha comunicato all’uomo il suo stesso Spirito, rendendolo simile a Lui (Gen 1,27). Nella storia concreta dell’umanità solo Gesù è vissuto secondo questo obiettivo, conformandosi alla volontà del Padre e confidando nei suoi progetti e nel modo di attualizzarli. È la via dell’obbedienza alla Parola di Dio, che nell’orto degli Ulivi dimostra tutta la disponibilità di Gesù a compiere la volontà del Padre, nonostante che essa implichi la terribile passione. Gesù l’ha affrontata nella certezza che obbedire al Padre è la via della vita, come era già apparso nella vita del patriarca Abramo, disposto a sacrificare l’unico figlio Isacco (Gen 22,1-19).

La risposta di Gesù a Tommaso è vera: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). Non troviamo altro modo di essere conformi alla volontà del Padre e di incamminarci verso la nostra migliore realizzazione, se non adottando lo stile di vita di Gesù. Ognuno a suo modo, ma solo per mezzo di lui, essendo l’unico uomo che sia vissuto in comunione con Dio, sfidando anche l’inaccettabile prova del dolore innocente. Ha creduto davvero che Dio è più forte della morte e rimane fedele sempre, anche nell’incredibile umiliazione di non potersi difendere dal male e dalla sua conseguenza fisica, che è la morte. Gesù come uomo è vissuto di fede, di quella fede sempre inerente alla vita dei cultori di Dio, già espressa nell’attitudine di Abramo, che affrontò l’evento del sacrificio di Isacco, ritenendo che «Dio è capace di far risorgere anche dai morti» (Eb 11,19).

Gli effetti della risurrezione li costatiamo in noi, ogni qualvolta affrontiamo le nostre situazioni di incertezza e di pericolo, prendendo come soluzione l’intimità di confidare nella Parola di Dio. Essa, pienamente realizzata in Gesù, ce lo indica come l’unico uomo modello contro le tentazioni di identificarci in altri o di essere discepoli di altri maestri o pseudo guide.

 

  1. Tiziano Pegoraro

 

Emmaus

 

 

 

           L’evento della Risurrezione è percepito dai discepoli mediane le diverse apparizioni di Gesù Risorto. Esse altro non dicono che Gesù è vivo oltre l’ostacolo insuperabile della morte. Tuttavia l’esperienza dei discepoli di Emmaus si distingue fra tutte, perché propone il senso dell’opera di Gesù e le sue ripercussioni sul gruppo dei discepoli e dei seguaci. Gesù aveva suscitato in loro una straordinaria speranza di liberazione sull’onda della decantata opera del Messia. Che il sistema politico e sociale in Israele coRisultato immagine per emmaus, immaginintinuasse come prima, dopo tre giorni dall’esecuzione della sua condanna alla morte di croce, creava la delusione più cupa con il tramonto di ogni speranza. Si ricomincia da capo. Bisogna attendere ancora una volta il Messia. Il rientro dei discepoli alle loro case e il ritorno alle loro Continua a leggere Emmaus

La Pasqua vita dell’uomo

 

 

           Per noi oggi Pasqua è la risurrezione di Gesù Cristo, il trionfo della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, del pe rdono sulla colpa, dell’amore sulla divisione, dell’abbraccio affettuoso sull’allontanamento. 

Per non cadere nell’illusione la Pasqua ha dei caratteri storici inalienabili: è la liberazione d’Israele dalla schiavitù i Egitto, la vittoria di una massa indistinta di popolazione sulla potenza egiziana, la gioia dei poveri sulla durezza di cuore dei potenti. Un dato storico, che Israele preserva da ogni contaminazione critica e custodisce con gelosia come inizio della propria esistenza nell’ecumene dei popoli. Una data, segnata con attenzione nel calendario il 14 Nissan, data il cui periodo è variabile secondo le fasi lunari. Noi cristiani d’Occidente l’abbiamo fissata alla prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Una data, che salutiamo per essere l’ingresso della vita e dell Continua a leggere La Pasqua vita dell’uomo

La settimana santa

 

           La celebrazione della passione, morte e risurrezione di Gesù rende questa una settimana particolare nella vita di ogni fedele. Non si tratta solo di un ricordo, ma di una memoria resa attuale dalle celebrazioni liturgiche. Nessun cristiano si può astenersi dal partecipare all’Eucarestia della Pasqua. Ogni motivo e occupazione professionale dovrebbero essere messi da parte, perché tutto dipende da questi santi giorni, in cui prende senso la nostra esistenza. Per questo la Chiesa ci avverte con saggezza di comunicarci, almeno a Pasqua. «Almeno», altrimenti la nostra fede vaga nella nebulosa della fede naturale o del sentimento religioso che non ha nulla in comune con la fede cristiana. Continua a leggere La settimana santa

Il pianto di Gesù

 

Alla tomba di Lazzaro in Betania, a pochi chilometri da Gerusalemme dietro il monte degli Ulivi, Gesù scoppiò in lacrime. Il gruppo di amici di famiglia osservarono che doveva amare molto l’amico Lazzaro, ormai da quattro giorni nel sepolcro. Si chiedevano perché non avesse impedito la sua morte, lui che aveva guarito il cieco nato e lo storpio. Il pianto di Gesù è reale come reale è la morte di Lazzaro e l’affetto, che legava a Gesù la sua famiglia. Questa relazione permette a Marta e Maria di rivolgersi a lui in pubblico con familiarità e di esprimere l’amarezza per la morte del fratello, oltre un tacito rimprovero a Gesù per la sua assenza, che ha voluto prolungare di due giorni. Il colloquio tra Gesù e le sorelle di Lazzaro è centrato sul rammarico per la sua morte, che non viene assopito neppure dalla certezza della risurrezione. Se Gesù fosse stato presente, Lazzaro certamente non sarebbe morto. L’amore che Gesù gli portava, lo avrebbe obbligato ad agire per prolungare la dolcezza della sua amicizia.

Gesù agisce con consapevolezza. Il suo ritardo mira a evidenziare quello che ha in mente di fare: dare vita al suo amico morto, dopo che il suo corpo cominciava a decomporsi. Voleva dare un prova della sua autorità sulla morte per dare a tutti, anche ai discepoli, un ulteriore segno della sua capacità di salvare.

Il suo pianto è, sì, per Lazzaro ma anche per tutti noi, che da lui siamo amati come lo vedremo nel giorno, in cui sarà crocifisso per i nostri peccati. La morte di Lazzaro è il termine di ogni nostra realtà umana. Nulla impedisce la morte, neanche l’amicizia sincera e dolce di Lazzaro con Gesù. Il potere della morte, sia quella fisica come quella quotidiana di tanti insuccessi morali come anche la fine di ogni nostra attività che pensavamo intramontabile: la fama, il potere economico, il raggio di amicizie importanti, le intese, tutto si dissolve al colpo sferzato dalla morte.

La Scrittura nel Cantico dei cantici ammette una sola eccezione: l’amore. «Forte come la morte è l’amore … La grande acque non possono spegnere l’more né i fiumi travolgerlo» (Ct 8,6s). E’ per amore d’amicizia che Gesù interviene e risuscita Lazzaro. Un evento, che deve farci riflettere di fronte all’esperienza della morte, imperterrita nel suo trionfo su tutti i nostri labili accorgimenti per ritardarla.

Non possiamo negare che Gesù agisca per amore e che solo questo amore sia la causa della risurrezione di Lazzaro. Esiste, dunque, nel mondo un modo per vincere la morte. Il segreto è l’amicizia con Gesù. Il potere sulla morte non è nostro ma di Gesù. Lo esercita in modo proprio nella sua libertà di intervento, quale risulta dal suo ritardo volontario, e nell’emissione del suo comando imperioso, al quale si scioglie come neve quel potere, che gli uomini sperimentano come assoluto e impietoso. Ma c’è anche l’intervento dell’amicizia. Ossia un amore, che l’uomo può coltivate nei riguardi di Gesù. Lo dimostrano Marta e Maria. Un amore perseverante e fiducioso, che fa leva sulla certezza del suo potere superiore. L’amore sorpassa la morte e sussiste al di là della morte, agisce oltre il suo potere e mantiene il proprio legame nonostante il suo colpo mortale, che non recide del tutto la vita dell’uomo.

E’ l’unica via d’uscita per l’uomo, che ama la vita e che non crede che essa ci sia stata data come una beffa, per assaporarla solo un istante, per quanto lungo possibile e ricco di espedienti per gustarla al meglio. Questa via è concreta e non ipotetica. E’ la persona di Gesù: egli solo può intervenire sul colpo mortale della morte. Egli interviene per tutti: per tutti ha lo stesso amore, perché Dio non fa differenza per nessuno (At 10,34). Ma è necessario prendere sul serio l’opportunità di divenire suoi amici. Non solo affermare che ci ama, come lo hanno constatato i Giudei accorsi a compiangere Marta e Maria, ma essere suoi amici e corrispondere al suo affetto, confidando in lui oltre ogni nostra aspettativa. L’amore verso Gesù è l’unico discriminante, che rende all’uomo la vita e lo sottrae al potere della morte. Contro coloro che amano Gesù la morte non ha alcun potere. «Chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25). A noi che viviamo, non manchi la fede in Gesù come espressione d’amore e certezza del suo intervento perché viviamo in eterno.

  1. Tiziano Pegoraro rci