Commento al Vangelo

“Questo popolo mi onora con le labbra”

In queste ultime domeniche del mese di agosto, interrompendo la lettura del vangelo di Marco, la liturgia della Parola ha offerto alla nostra riflessione il capitolo sei del Vangelo di Giovanni. Qui, lo ricordiamo, a partire dal miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, l’evangelista ci proponeva il discorso di Gesù chiamato “del Pane di vita”.

Oggi, invece, riprendiamo la lettura e la meditazione del Vangelo di Marco. Questo evangelista, l’abbiamo ricordato spesso, pone al centro del suo Vangelo la domanda “chi è Gesù?”.

La comprensione di chi sia Gesù ha come conseguenza immediata il capire chi sia il “discepolo”, quali siano i requisiti necessari per chi risponde alla chiamata del Maestro e decide di rispondere per mettersi alla sua sequela.

L’evangelista Marco è sempre conciso e molto concreto e anche nel brano del Vangelo di oggi va subito al nocciolo della questione: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”.

Gesù, citando il profeta Isaia, risponde alla domanda dei soliti scribi e farisei che gli chiedono perché i suoi discepoli non si comportino secondo la tradizione degli antichi riguardo ai precetti della “purità rituale”. Il fatto di prendere cibo senza lavarsi le mani per noi va semplicemente contro una norma igienica. Per la religiosità ebraica, invece, le abluzioni e le purificazioni erano necessarie per riportare l’uomo in quella dimensione di sacralità, di vicinanza a Dio da cui era stato distolto dal contatto con cose o persone ritenute “impure”. E la tradizione antica, appunto, prevedeva per queste situazioni tutta una serie di prescrizioni e precetti che obbligavano il “pio israelita” a essere attento a tante pratiche esteriori.

Gesù, continuando a citare il profeta Isaia, rimprovera: “Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti degli uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate le tradizioni degli uomini”.

Alle parole di Gesù fa eco la prima lettura, dove l’autore del Deuteronomio dice: “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore vostro Dio che io vi prescrivo”.

Gesù non si mette contro la tradizione degli antichi e nemmeno vuole rinnegarla. D’altra parte lui stesso ha detto: “non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento!”. Egli vuole piuttosto metterci di fronte ad una realtà concreta: la radicalità dei comandamenti di Dio esige da noi una sempre nuova disponibilità a fare la sua volontà senza fissarsi in norme e tradizioni che rischiano di tornare più a nostro vantaggio che a un vero rapporto tra l’uomo e Dio. Il pericolo verso cui Gesù vuole metterci in guardia è quello di essere maggiormente attenti alla prescrizione in sé, piuttosto che a Dio verso il quale quella norma vuole indirizzarci.

E’ proprio per questo motivo che Gesù chiama “ipocriti” i farisei: più attenti alla pratica esteriore piuttosto che osservare la legge con il cuore, per essere vicini a Dio.

Anche noi, nella nostra osservanza di pratiche religiose, dovremmo sempre porci la domanda: perché faccio questa cosa? O ancor meglio: per Chi la faccio? Questa cosa mi aiuta a essere vicino a Dio, ad amarlo sempre di più?

Scopriamo, allora, che è il cuore a determinare ciò che di noi piace a Dio che sembra ricordarci: “questo popolo deve adorarmi non solo a parole, ma con il cuore!”.

Il cuore, per Gesù, è anche la sede dove il male e il bene sono generati.

Se l’uomo fa il male non è perché è stato contaminato da cose esterne a sé, come pensavano gli antichi ebrei, ma perché ha coltivato nel suo cuore pensieri e desideri cattivi, che si manifestano, poi, in altrettante azioni malvagie.

I farisei erano troppo preoccupati dell’inquinamento che dall’esterno raggiunge l’uomo (cibi, oggetti, persone, situazioni…). Gesù fa capire che ciò che inquina veramente l’uomo è tutto quello che di male nasce dal suo cuore (impurità, furti, omicidi…). Dal cuore dell’uomo, infatti, parte l’egoismo, la superbia, la calunnia, l’inganno… Sono tutte queste cose che rompono la relazione con Dio e allontanano da lui!

Che fare, allora, per far si che la nostra religiosità non si riduca ad una semplice formalità, giudicata da Gesù come ipocrisia?

E’ necessario riconoscere il primato della Parola di Dio: è questa il punto di riferimento essenziale che permette di purificare le varie tradizioni che si sviluppano nel tempo all’interno della comunità cristiana. E’ la Parola di Dio, inoltre, che ci converte e fa si che il nostro cuore si trasformi secondo la mente di Dio, in modo che tutto quanto noi facciamo sia realmente trasparenza della vita divina che, attraverso Gesù, è comunicata a ciascuno di noi.

Per questo l’apostolo Giacomo nella seconda lettura ci ricorda: “Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza”.

(don Mauro Ansaloni)

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26 agosto – XXI domenica del T.O.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non
giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore

19 agosto – XX domenica del T.O.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
 Parola del Signore

15 agosto – Assunzione della Beata Vergine Maria

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore