XXXIII domenica del T. O.

     + Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».
Parola del Signore

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XXXII domenica del T. O.

   + Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento:
«Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti
nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.
Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi
riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno
gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato
tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Parola del Signore.

XXXI domenica del T.O.

cuore

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Parola del Signore

Commemorazione dei defunti – dedicato ai più piccoli

IL MARE DEL CIELO

Lino è un pesciolino che guizza spensierato nel mare insieme ai suoi amici. Il pesciolino pensa che non ci sia nulla al mondo di più bello del mare, tranne il mare del cielo dove sono già andati molti abitanti dell’oceano: lo squalo, la balena, le conchiglie ed il signor Tonno.

Un giorno Lino chiede alla mamma: “Perché tanti nostri amici sono già andati nel mare del cielo e noi invece non siamo ancora partiti?” “Per ogni creatura c’è un tempo felice da passare nel mare d’acqua e uno ancora più lungo e felice da passare nel mare del cielo, bisogna solo attendere che arrivi il giorno giusto, perché ognuno trovi il suo posto lassù”.

Il papà di Lino era un allevatore di stelle marine. Ne aveva di ogni tipo: rosse, bianche, gialle e blu, grandi e piccole. Conosceva tante storie di stelle e ne raccontava una ogni sera, quando la famiglia si riuniva intorno alla grande conchiglia.

Ogni volta che una stella del cielo si specchia nell’acqua, nasce una stella del mare! Quando invece un fascio luminescente sale dal pelo dell’acqua fino alla volta celeste, stai pur certo che in quel momento sta nascendo una stella del cielo!” Diceva papà.

Un pomeriggio, verso il tramonto, Lino e suoi amici arrivano fin sotto il pelo dell’acqua per guardare il cielo. All’improvviso il pesciolino vede un fascio di luce che dal mare d’acqua sale verso il mare del cielo, su, su in alto e quando si ferma diventa un puntino luminoso. “E’ nata una nuova stella!! Com’è bella! Sembra voler risplendere solo per me”. Esclama. “Tu che l’hai vista per primo devi darle un nome!” Gli dicono i compagni. “Si ma è un compito importante, ci devo riflettere!” Risponde avviandosi felice verso casa.

A casa trova uno strano silenzio. Il viso dolce della mamma lascia trasparire una grande tristezza. “Come mai sei triste? Dov’è papà?”

La mamma non risponde ma lo stringe a sé con un abbraccio forte e carico d’amore. “Qualche tempo fa mi hai chiesto come si fa ad arrivare fin su al mare del cielo e ti ho risposto che bisogna attendere che sia pronto il nostro posto. Ebbene, papà è andato fin lassù e sta nuotando nell’immenso mare del cielo tra le stelle e la luna.”

“Già, e quando torna? Dovrà fermarsi molto?” Chiede Lino. “E’ stato chiamato lassù per sempre”, dice con un filo di voce la mamma. Lino sente una scossa correre per tutto il dorso. “Non lo vedremo mai più? Come faremo senza di lui? Perché se n’è andato? Non ci vuole più bene?” Chiede a bassa voce.

“Niente di tutto ciò” dice la mamma. “Per andare nel mare del cielo bisogna essere chiamati. Ognuno di noi sarà chiamato un giorno e questo passaggio da una vita a un’altra vita ha preso il nome di morte”. “Il signor Tonno è finito nella pancia del signor Squalo”.

Risponde Lino. “Che io sappia non ha ricevuto nessuna chiamata!”.

“Non importa se è finito nella pancia dello squalo. Di lui si sa che è stato chiamato dal gabbiano del vento proprio nel momento della morte, a un’altra vita, lassù nel mare del cielo. I gabbiani del vento sono i custodi di ogni creatura che vive nel mare d’acqua.

A chi muore sussurrano: “Non aver paura. Lascia qui il tuo corpo e seguimi solo con il tuo cuore. Supereremo il pelo dell’acqua e lasceremo dietro di noi una lunga scia di luce che dal mare d’acqua sale fin su al mare del cielo e là diverremo una stella”.

Lino sente come un pugno nel cuore che non sa spiegare, ha tanta paura e pensa di essere rimasto solo.

La mamma lo rassicura dicendogli che il papà starà loro vicino in un modo tutto speciale. Il pesciolino adesso sa dov’è papà, cerca la stella appena nata nel mare del cielo, quella a cui dovrà dare un nome. “Ecco papà, eccolo è là. E’ la stella che risplende più di tutte le altre. La chiamerò Stella Papà.”

Lino piange insieme alla mamma per liberare il cuore dal dolore ma è certo di una cosa: papà lo ama infinitamente e lo precede lassù, nel grande mare del cielo.

Passano molti anni, Lino diventa un vecchio pesce astronomo e giunge anche per lui il giorno del grande incontro con il gabbiano del vento. Insieme volano verso il grande mare del cielo, Lino continua a fissare la Stella Papà che per tutti quegli anni gli ha fatto compagnia.

Finalmente rivede tutti coloro che ha amato ma primo fra tutti rivede il suo papà.

(Cosetta Zanotti)

Festa di Ognissanti

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Parola del Signore

28 ottobre – XXX domenica del T. O.

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Parola del Signore

21 ottobre – XXIX domenica del T.O.

Foto: Tu sai, Signore, che non è facile mettersi ai piedi dell'uomo, perché la nostra tentazione permanente è di elevarci, di comandare, di governare, di opprimere. La nostra società non vuole dei servitori, ma dei trionfatori. Siamo costantemente bombardati da immagini di falsi dei che ci invitano alla tirannia e al dispotismo. Il semplice servizio dell'amore significa tuffarsi nel mistero della tua gratuità. E tutto quello che è gratuito è dubbio agli occhi della nostra società, perché tutto si compra e tutto si vende. Per questo, Signore, concedici un cuore come quello di tuo Figlio, affinché sappiamo concederci volentieri al servizio dei nostri fratelli uomini. (laparola)

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.

Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore