Commento al Vangelo

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“Chi crede ha la vita eterna”

Continua anche in questa domenica la lettura evangelica del capitolo 6 di Giovanni, testo molto bello, ma anche molto impegnativo che ci aiuta a capire “che cosa è pane di vita”, o, per meglio dire, “chi è il pane di vita” per noi!

Questo capitolo, lo abbiamo visto due domeniche fa, ha inizio con il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, “segno” che la gente travisa. Una volta sfamata, la folla vuole acclamare Gesù come Re. E’ comodo, infatti, affidare le proprie sorti a qualcuno che in modo così facile risolve i propri problemi! E forse non è vero che anche noi, spesso, cerchiamo il Signore perché possa risolverci le nostre situazioni della vita?

Domenica scorsa, commentando la prima parte del “discorso del pane di vita”, abbiamo riflettuto proprio su questo. E Gesù, di fronte alla gente che lo vuole acclamare re, fugge, si ritira in un luogo solitario; ma la gente ancora lo cerca e lo raggiunge. E Gesù li rimprovera: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché vi ho dato da mangiare…”.

Cercare Gesù è sicuramente un fatto importante e positivo, ma ci siamo chiesti: abbiamo anche noi questo desiderio di cercare Gesù? Come lo cerchiamo e, soprattutto, perché lo cerchiamo? Andiamo da lui solo perché abbiamo bisogno che risolva le nostre questioni, o c’è qualcosa di più?

La disputa tra la gente e Gesù continua nel brano di oggi. In particolare sono i giudei a rimanere scandalizzati dalle parole di Gesù: “Io sono il pane disceso dal cielo”. A suscitare scalpore non sono tanto le prime parole dell’affermazione (Io sono il pane), quanto piuttosto le seconde: “disceso dal cielo”. I giudei, come già era accaduto nella Sinagoga di Nazareth, reagiscono scandalizzati al pensiero che Gesù abbia la pretesa di essere un inviato dal cielo e che pertanto la sapienza di Dio si doni attraverso di lui, uomo ordinario, uno di cui si conosce il padre e la madre. E’ proprio questo il punto cruciale per la fede dei suoi ascoltatori: vedendo in Gesù soltanto il “figlio di Giuseppe” rifiutato di riconoscere in lui “il pane disceso dal cielo”, cioè non accettano la sua origine divina. Per due volte l’evangelista Giovanni annota che la gente tra di loro “mormorava”: chiacchierano tra di loro, “spettegolano” e non hanno il coraggio di parlarne con Gesù. Gesù, invece, li invita a “non mormorare”, perché la mormorazione è segno di non apertura verso la fiducia, la fede. Davanti a Dio, infatti, mentre ci poniamo tanti dubbi e fatichiamo ad abbandonarci in lui, deve esserci il momento in cui si smette di mormorare, di calcolare pro e contro, verificare se è vero o falso e decidere di credere, di fidarci, di avere fede!

E’ interessante notare come Gesù spieghi che la fede è grazia, è un dono, una chiamata da parte di Dio. E’ il Padre stesso che attira l’uomo all’incontro con Gesù: chi di noi non ha fatto forse l’esperienza di sentire “il desiderio” dell’incontro con Gesù e poi, una volta incontrato, di scoprire che questo desiderio dell’incontro c’era stato messo nel cuore da lui?

Una volta incontrato Gesù, però, bisogna “credere in lui”, fidarsi, avere fede! “Solo così si ha la vita eterna!”. Notare che la vita eterna promessa da Gesù non è per il futuro, ma per il momento presente!

Vivere “l’eternità” sin da ora significa vivere questa vita aprendoci agli spazi infiniti di Dio, alla sua sapienza, alla sua onnipotenza. E’ l’esperienza di Elia, nella prima lettura. Spinto alla fuga dalla regina Gezabele, che lo voleva morto, dopo tanto camminare si ferma esausto e vuole morire lì. Nutrito dal pane portatogli da un angelo, “con la forza di quel cibo” riprese la forza per camminare fino al monte di Dio.

Avere “la vita eterna”, che ci dona Gesù, cambia la nostra vita terrena!

Per questo S. Paolo nella seconda lettura dice: “marchiati dal sigillo dello Spirito Santo siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo”.

Quando, allora, Gesù dice: “io sono il pane della vita”, è proprio della vita di Dio che ci viene donata che ci vuol parlare. Bisogna, però, smettere di mormorare e non fidarci, ma aprirci, invece, alla fede in Cristo Gesù!

Chiediamoci, in questa settimana, quanto crediamo in Gesù e quanta fiducia abbiamo in lui, quanta fede!

(Don Mauro Ansaloni)

5 agosto – XVIII domenica T. O.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore

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